adelmo





di Xenia Trojer



In realtà, a pensarci bene, questo qui non ha avuto nemmeno il coraggio di togliersi la vita, si è lasciato morire come un codardo. Nessuno, e intendo proprio nessuno, si è chiesto che fine avesse fatto; no, mi correggo, io mi sono chiesto dove fosse sparito, ma solo perché avevo notato che per le scale dove lo incontravo, non avevo più quella sensazione di ribrezzo e di ansia all’idea di poterlo anche solo vedere alla fine della rampa.


Adelmo è morto due settimane fa, raggomitolato sul suo divano ancora rivestito di cellophane.

Ce ne siamo accorti solo oggi; e come prevedibile, non avendo nessuno, mi è toccato andar a fare un salto su a casa sua (che in realtà è mia) a dare un’ occhio. Adelmo non era poi così vecchio, sulla sessantina. O forse era sulla quarantina. Faccia anonima, espressioni sbagliate, mani morte, piedi lunghi, pancia flaccida, orecchie oblunghe, occhi vitrei da mucca.

Uno schifo, un accumulo di forme e tratti sbagliati. Adelmo aveva delle sembianze inappropriate, ecco tutto.

Era ma non era. Sembrava grasso, ma era magro. Sembrava basso, ma era alto. Sembrava insulso ma in realtà provocava fastidio.

A guardare il suo appartamento, mi correggo, il mio appartamento, si capisce che viveva la vita come se fosse stata quella di qualcun altro. Ci spiava tutti in quel condominio. Non aveva niente ma aveva tutto quello che avevano le persone che incontrava.

Come il mio appartamento.

Non era nessuno, ma era tutti quelli che osservava dalla finestra, dal pianerottolo o dalle scale.

Ho odiato il mio affittuario, Adelmo mi faceva ribrezzo. Era proprio una di quelle persone che guardava e basta. Era frustrante incrociare il suo sguardo; stavi lì sapendo di essere guardato e ti aspettavi qualcosa... ma niente Adelmo stava lì. Qualcosa in realtà succedeva: ti creava ansiose aspettative.

Sbavava dalla bocca, la sbavuccia ai lati delle labbra, i suoi denti storti. Che schifo Adelmo.

Nemmeno fumava, neanche beveva, ma io me lo ricordo giallo.

Ho pensato spesso a chi fosse in realtà, non potevo pensare che fosse solo il mio inquilino. Credevo fosse come quei soggetti che chiamano dalle cabine, ma invece un cellulare lo aveva. Era obsoleto.

Guardando nella sua casa, la mia in realtà, ho capito che dipingeva.

No, non è vero. Faceva finta, fingeva di essere Carla, quella del terzo piano. Che schifo Adelmo. Magari non faceva nemmeno l’impiegato, voleva solo essere Pippo, piano terra quarta porta a sinistra.

Non date in affitto il vostro appartamento a nessun Adelmo.

Finisce che ci pensate sempre ad Adelmo, che pensate ai viaggi che non ha fatto ma che ha fatto come la Giada del quinto, che pensate alle foto che non ha scattato ma che ha scattato come Raffaele, o che pensate a quando da giovane fumava la pipa che lui non ha mai fumato ma che ha fumato come Fausto del sesto piano.

Ma quello lì un passato non lo aveva! Lo rubava a noi! Maledetto. Morto o no, ce l’ho in testa l’odore che non aveva, la voce che non aveva.

Questo qui in casa ha dischi vuoti, non ascolti musica se sei Adelmo.

Adelmo va odiato, dimenticato. Odio Adelmo. Adelmo fa schifo.



francesco





di Caterina Nebl



Francesco, anno 1983, di Milano. Figlio di Giorgio Cavaciuti, restauratore a Brera, e di Paola, insegnante di storia dell’arte al liceo scientifico Carducci.
Il padre morì il 2 novembre 1994 e di lui Francesco conserva ancora un ricordo doloroso e un porta documenti in pelle nera che profuma di vecchia carta e che contiene qualche frammento della sua vita. Francesco è cresciuto con la madre e con il nonno Alfredo, al quale era molto affezionato. Da piccolo passava ore ed ore ad ascoltare le storie di quel vecchio che aveva assistito a quasi tutti gli eventi storici del XX secolo e che amava starsene seduto sulla sedia a dondolo vicino alla finestra a fumare la sua pipa di legno. Francesco adorava osservare le forme di fumo che danzavano in controluce.
Quel giorno, da Ada, osservando la canna che brucia, si ricorda l’odore pungente del tabacco del nonno Alfredo.
“Ti ricordi quegli occhiali oro tondi tipo hippy che avevo in gita a Parigi al liceo? Non li ho più trovati, chissà dove li avrò persi. Ieri ho riscoperto una vecchia foto della terza superiore nella quale li indossavo.”
“Mi ricordo, ti stavano molto bene”
“Ah si? Quindi già in terza mi guardavi?” dice Ada ridendo dolcemente e sedendosi sulle gambe di Francesco. Gli sfila la canna di mano e se la porta alla bocca. Quella bocca che non smetteva di farlo impazzire.
Eh si, Francesco si era innamorato di Ada il primo giorno del liceo e durante la gita a Parigi, pensandola perfetta e irraggiungibile aveva pensato di conservare un pezzo di lei rubandole gli occhiali. Capello castano chiaro, mosso, viso scarno, naso francese, barba, denti perfetti, occhi verdi, Francesco è ora un trentatreenne di bell’aspetto. Anche se da piccolo voleva fare l’archeologo è laureato in beni culturali a Bologna e lavora come curatore d’arte nei musei di Milano. Silenzioso e riflessivo, quando è in compagnia, per la maggior parte del tempo, se ne sta zitto e ascolta. A Francesco piacciono il cognac, le Lucky strike, la fotografia, le cabine telefoniche, il cardamomo. Detesta invece il profumo artificiale, la menta, i “come stai”. “Tutto bene” risponde sempre. Non ti dice di come, anche dopo undici anni, il natale è triste senza suo padre, o di quanto ha paura di essere abbandonato da Ada, un’ altra volta, o di quanto vorrebbe certe volte tornare a fare l’amore con lei come quella sera all’ Art Hostel di Berlino quando, ubriachi e nudi, si erano dipinti i corpi con la tempera rossa. La colazione al Milch Halle Berlin il giorno dopo era stata memorabile.
Ora, con il naso immerso nel profumo di Ada, Francesco si chiede se sia quello il momento giusto per dirle che i gli occhiali oro tondi tipo hippy ce li ha lui nella sua scatola dei ricordi, assieme all’incenso e a quelle bustine di the della Twinings che avevano trovato nella soffitta della casa di campagna dei genitori di Ada il giorno in cui avevano deciso di fare l’amore per la prima volta.



Lorenzo





di David Schmid



Lorenzo is an Italian guy who lives in Milano.

He is about 35 years old and the Italian language might be his mother tongue. I guess he was a student but he finished university or school. Now he is doing a job near his hometown and he respects his work and colleagues. Due to his memories, he has some talent in a creative direction, he was maybe a student of Art and is now acting in a similar position. His memory box seems to remember him about past moments, mainly about youth and as he was a young grown-up. Because of some items in his Box, I think he had a blessed childhood. He had some playing cards like “PokÈmon”, so I believe he had friends and he had much fun with them.

All those moments might had a large influence to his character nowadays. He is a well grown young adult, friendly and handsome.

In my opinion, Lorenzo is a person who loves to stay with other people. He nearly searches the connection between other human beings. Especially his small notice book shows a lot of contacts, numbers and similar listings. Nearly all of those contacts take place on small cards from Bars, Restaurants and stuff.

He really likes the closeness to people, even more than he likes material value. I think he respects nature and every human being.

But he didn’t like to measure the significance of a person through his possession. It could be that Lorenzo absolutely don¥t want to stay alone, because he might feel uncomfortable being just with himself.

On the other hand it could be, that he was just a Womanizer.

I guess he likes to travel around and to discover new things.

A small brochure wants to tell us, that Lorenzo believes in supernatural power. But it could also be that some merchant in the near east, sold him a magic, supernatural stone and he had to spend a lot of money to buy such a stone.

As a reminder he keeps his brochure to let himself know, not to believe in merchants.

A smaller, beautiful, handmade pipe reminds himself about his grandfather. He died while Lorenzo was very young.

The smell of this Tabaco almost let him feel to be with his granddad.

His life was full of inculcating moments, he was never treated badly by his parents, but he knows about right and wrong.

Lorenzo once had a confrontation with the police, while a few students fought against the demolition of a well-known student, party place, without any success. As a reminder for himself, he took a piece of this lovely place before the building contractors destroyed everything. That lovely character called Lorenzo might forgot about his memories, because nowadays he even got the chance to experience new adventures.