olga loro





di Sveva Perego



“Che cosa è la morte per me? Un grado in più nella calma, e forse nel silenzio” Alexandre Dumas.


Olga, Olga Loro è morta. Oggi sono qui per ricordare una donna che ho incontrato ad uno dei miei corsi, che da semplice frequentante è diventata una cara amica. Olga era una donna che ha sofferto molto nella sua vita. La perdita dei suoi genitori a soli sedici anni, il divorzio col primo marito, e la morte del secondo.

Olga mi diceva sempre che gli anni più felici per lei sono stati quelli a Londra, con Lambert che purtroppo l’ha abbandonata troppo presto. Ma ciò che più di tutto l’ha fatta soffrire è stata la sua dipendenza, il gioco d’azzardo. Ettore, vorrei dirti che la tua mamma sarebbe molto fiera di te, ti amava moltissimo, ti portava sempre con sé. Ricordo quella volta, quando pensava di aver perso la tua macchinina gialla, quanto era angosciata a e affranta, ma soprattutto ricordo il suo sorriso, la gioia, le lacrime quando la ritrovò.

Era una donna eccezionale e anche molto coraggiosa, e questo l’ha dimostrato anche nella sua ultima scelta. La consapevole scelta di mangiare i semi di girasole, per non cadere di nuovo in tentazione, ci dimostra quanto fosse decisa nel suo cambiamento.

Olga te ne sei andata, in un giorno di sole, lasciandoci soli con il nostro dolore e quei gusci.

Spero tu possa riposare in pace, ora che hai risolto i tuoi blocchi interiori.



viviana





di Laura Trippa



Passai la mano un paio di volte sulla gonna del vestito blu per cercare di togliere quell’orribile piega.

Detestavo i vestiti degli umani, sempre così ruvidi, bastava niente per rovinarli. Diressi la mia attenzione al paesaggio che scorreva fuori dal finestrino come la scena di un film velocizzato.

Potevo vedere ad intervalli regolari il riflesso dei miei occhi scuri. Mi avevano sempre detto che avevo occhi grandi, che sembravano due pozzi dentro cui perdersi. Amavo i miei occhi, erano l’unica cosa a cui non avevo rinunciato quando ero dovuta fuggire da casa mia, ricercata da quella setta. Avevano trovato mia madre e mio padre che avevano dato la loro vita per permettere a me di vivere la mia. Avevo dovuto lasciare tutto anche il mio nome, Viviana. Da quel giorno mi ero fatta chiamare Sabrina, mi sembrava allegro; avevo bisogno di allegria attorno a me. Per ironia della sorte poi dei registi avevano deciso di dare vita alla strega più famosa del cinema e di chiamarla proprio Sabrina. Mi riscossi dai miei pensieri e tornai ad osservare il mio riflesso, eravamo entrati in un tunnel per cui vedevo ogni dettaglio, come allo specchio.

Per riuscire a vivere tra gli umani avevo iniziato ad invecchiare e ora la pelle era raggrinzita, il seno cadente e gli occhi erano incorniciati dalle rughe. Perfino le orecchie erano cambiate, erano più grandi e i lobi dove ero solita appendere dei gioielli erano diventati più lunghi. Non mi piacevo, ma avevo scoperto che c’erano cose più importanti dell’aspetto esteriore. Gli umani mi avevano insegnato molto. I primi secoli avevo viaggiato, imparato lingue e conosciuto culture diverse. Poi ero andata in Italia ed Antonio mi aveva fatto scoprire l’amore. Lui sapeva chi ero. Da subito aveva capito che in me c’era qualcosa di diverso, e non aveva reagito quando gli avevo mostrato cosa sono in grado di fare. Mi aveva preso il volto tra le mani callose, quelle di un lavoratore e mi aveva detto che mi amava così com’ero. Dopo aver viaggiato così a lungo desideravo tantissimo fermarmi, avere una casa, una vita.

Scegliemmo Bolzano. Fummo felici, avemmo un figlio che per fortuna non aveva ereditato i miei poteri, ma solo il mio naso severo caratterizzato da quella gobba. Poi era arrivato il cancro che si era portato via Antonio in pochi mesi, quando nostro figlio era ancora un bambino.

Fu in quel momento che presi la decisione peggiore della mia vita. Usai la magia per poter andare avanti, per non far morire mio figlio di fame e loro mi ritrovarono. Avevo solo due opzioni, nascondermi o fuggire. Non volevo costringere mio figlio a scappare per tutta la vita così mi circondai di incantesimi di protezione e mi nascosi dietro una maschera. Mio figlio non saprà mai come sono io veramente. E’ cresciuto con l’idea di una madre sempre in lutto, una madre che aveva perso sé stessa, di cui rimanevano solo i ricordi felici delle fotografie. Non ero uscita neanche per il matrimonio di mio figlio. Avevo osservato la sua vita attraverso i sorrisi intrappolati nelle foto e attraverso racconti di seconda mano. Io sorridevo quando mi raccontava come era stata bella la festa o come erano simpatiche le persone che aveva conosciuto, ma era un sorriso tirato. La mia casa che avevo tanto amorevolmente custodito e curato era diventata la mia prigione. Ricordo di aver pensato “è così che si devono sentire le tigri allo zoo”. Questo pensiero era diventato una presenza fissa e assillante nella mia testa. Poi era avvenuto un miracolo, il miracolo della vita.

Era nato Giorgio, mio nipote. Giorgio mi ricordava me stessa quanto mio figlio assomigliava ad Antonio. A lui non importava che non uscissi di casa, veniva lui da me e passava le ore a giocare con le macchinine. Spesso le perdeva e un giorno ne aveva ritrovata una gialla che avevo tenuto sul comodino per ricordo. Sospirai. Mi passai le mani sul volto e sentii le rughe riassorbirsi ed il mio vero aspetto riemergere. Guardai il mio riflesso sul finestrino del treno ed una giovane ragazza ricambiò il mio sguardo.

La mia famiglia non avrebbe più avuto bisogno di me.



adele toller





di Claudia Caripoli



Andrea chiamò l’ascensore del palazzo. Ancora una volta non arrivava e le buste della spesa pesavano come sacchi di patate. Andrea tirò su gli occhi: cinque piani di scale e due sacchi di patate. “Tre, due, uno... oissa”. Trascinando i piedi, giunse al terzo piano dove un ombrello bloccava la porta dell’ascensore. “Ancora lei”. Bussò alla porta in fondo al corridoio. Rispose una voce fievole dall’appartamento e una piccola signora ingobbita poggiò il suo occhio vitreo sullo spioncino. “Signora Toller, il suo ombrello è di nuovo incastrato nell’ascensore”. “ooh, che gentile che è stato a riportarmelo!”. Andrea riusciva a percepire nella sua voce la cattiveria di un’anziana signora dispettosa.

Adele Toller non amava le persone e le persone non amavano lei. L’unica era Betty, la vedova del secondo piano, che dalla morte del marito visitava con frequenza la signora Toller per il tè delle cinque . Prima di bere il primo sorso di tè, Adele tirava fuori dal taschino del giacchetto una scatoletta di metallo grigia e ne prendeva, tra il pollice e l’indice sottili come grissini una piccola pastiglietta bianca. “Una vita di sacrifici e poi si finisce così, con gli acciacchi e la pressione alta!”. In realtà era solo uno zuccherino, ma Adele provava gioia sapendo che le persone provassero pietà per lei, una povera vecchietta inerme.

La signora Toller si svegliava ogni mattino alle 6.00, indossava le ciabatte rosa e la vestaglia di lana e iniziava a riscaldare l’acqua per il caffè. Intanto andava in bagno, toglieva il tappo dalla vasca da bagno e apriva l’acqua calda. Per le 6.37 lo scaldabagno arrugginito iniziava a vibrare e colpire con forza la parete di mattonelle come un trapano. Adele però non faceva mai il bagno al mattino.

Era solo il suo modo di essere così dolcemente dispettosa con la nuova coppia che abitava a fianco. Avevano appena avuto un bambino, una piccola bestiola che si lagnava ad ogni ora del giorno e la signora Toller odiava i bambini. Così come odiava tutte le altre persone.



giorgio tesini





di Natalia Anastazia Bakula



Der 05.11.1972.


Während Deutschland von einer Tragödie überschattet wird, sitzt der junge Giorgio Tesini in Italien im Zug und hört Radio. Der Eisenbahner ist schockiert von dem was er hört und macht sich sofort auf den Weg quer durch den Zug um seinem Kollegen vom dem Attentat zu berichten. Doch es ist Sommer, der Zug ist voll und die Gänge ziemlich eng. Giorgio kann sich nur schwer in die vorderen Zugteile kämpfen. Als eine Frau in seiner nähe in Ohnmacht fällt, beschließt er nachher seinem Freund von dem Unglück zu erzählen und sich um die junge Frau zu kümmern. Ab dem Moment wo Giorgio Tesini Sabrina Ceradini zum ersten Mal sah, war es um Ihn geschehen und er war hoffnungslos in die Venezianerin verliebt.

Bis zu ihrem Tod blieb Giorgio als ihr Ehemann an Sabrinas Seite und sie schenkte ihm einen Sohn. Er war glücklich mit ihr und konnte daher nie verkraften, dass sie vor ihm starb und ihn alleine ließ.

Vor Sabrinas Tod war er ein fröhlicher und immer gut gelaunter Mann. Er liebte es draußen zu sein und das Leben zu spüren. Als Eisenbahner traf er auf die unterschiedlichsten Menschen und liebte es in kurzer Zeit an verschiedensten Orten zu sein. Doch am meisten lag ihm daran nach Hause zu kommen und mit seiner Familie zu sein. Giorgio war nicht nur ein Familienmensch, er hielt auch viel von seinen Freunden. Die vier Freunde kannten sich seit sie kleine Kinder waren und wuchsen alle zusammen in San Remo auf. Die vier Männer trafen sich bis in hohes Alter jede Woche zum Kartenspielen und hielten diese Tradition seit 1952. Jeden Donnerstag trafen sie sich am Strand und klappten einen kleinen Tisch auf und spielten Karten in den Abend hinein. Der 1,69 große Italiener aus San Remo legte viel Wert auf sein Äußeres, am meisten lag ihm an seiner Frisur. Er hatte schwarze lockige Haare die er immer wieder kämmte damit diese ihr Volumen auch behielten. Von Haargels oder sonstigen Schönheitsartikeln hielt er nicht sonderlich viel. Er hatte immer seinen Kamm in der Jackentasche und dieser war, seines Erachtens nach,genug. Sabrina schenkte Giorgio diesen Kamm zu seinem dreißigsten Geburtstag und er hatte ihn bis zum Tode an seiner Seite. Sein Kleidungstil war einfach und praktisch, aber dennoch edel.

Der Herr trug gerne Anzüge, aber knöpfte sein Hemd nie ganz zu.

Der oberste Knopf war immer offen. Doch sein Jackett musste viele Taschen besitzen. Da er in ihm drinnen, sein Portemonnaie, den Kamm und Sein Kürbiskernsäckchen Platz haben mussten. Das Säckchen aus Wildleder, welches seine Frau ihm einmal nähte, war immer voll mit Kürbiskernen und er fand es praktisch die Hüllen der Kerne dort wieder hineinzugeben wenn er gerade unterwegs war.

Dass Tesini Gefühle nicht nach Außen zeigen konnte, war schon immer so. Das hatte er von seiner Mutter geerbt. Sie waren sich in vielen Dingen ähnlich, aber darin besonders. Nach Außen war er immer ein strenger Vater und wollte, dass sein Sohn einmal mehr erreicht als er. Doch innerlich war er ständig in Sorge um ihn und hatte ihm so vieles zu sagen, doch er schaffte es nie. Deshalb ergänzten sich Sabrina und er so gut. Sie konnte das was er nicht übers Herz brachte zu sagen, für ihn aussprechen und in ihm deuten. Doch als Sie dann von ihnen ging, lebten sich er und sein Sohn immer mehr außeinander. Giorgio wusste es lag an ihm, denn seit ihrem Tod konnte er sich für nichts mehr begeistern und ging ungern aus dem Haus. Er vergaß in seiner Trauer, dass sein Sohn einen Vater brauchte und dieser seine Mutter verloren hatte. Alessandro versuchte alles um seinem Vater zu helfen doch dieser war wie gefangen und brauchte sehr lange um wieder in das normale Leben zurückzukehren. Deshalb beschloss er seinen Vater mit seiner Trauer alleine zu lassen. Als Giorgio klar wurde wie unfair er seinem Sohn gegenüber war, raffte er sich und versuchte wieder eine Beziehung zu seinem Kind wieder herzustellen. Doch Ale hatte nie an seinem Vater gezweifelt und ließ ihm nur Zeit um über den Verlust hinweg zu kommen. Die letzten zwei Jahre seines Lebens lebte er bei seinem Sohn und dessen Frau. Giorgio ging auch zu verschiedenen Therapien und versuchte zu lernen über seine Gefühle zu sprechen und schaffte dies dank einer Geistesheilerin aus Vicenza. Der liebevolle Ehemann und Vater starb am 27.05.2014. Giorgio Tesini legte sich am Abend des 26.05.2014 schlafen und wachte nicht mehr auf.




Martha die masochistin





di Ylenia Steiner



Martha ist eine Frau in ihren 30ern. Sie ist bildhübsch, hat lange blonde Haare, weshalb die Männer sie jeher begehren. Seid sie 14 ist treibt sie sich in eher unguten Kreisenrum, in denen sich vorwiegend Männer befinden. Dabei kam Martha früh in Kontakt mit Drogen. Als Kind wurde Martha von ihrem leiblichen Vater, einem nach Deutschland ausgewanderten Italiener, sexuell vergewaltigt und auch die Mutter konsumierte seid sich Martha erinnern kann Alkohol in großen Ausmaß. Sie wuchs deshalb bei ihrer verbitterten Großmutter auf, welche ihr jedoch keine friedliche Kindheit gewährleistete. In einen ihrer ersten Drogenrausche, als Martha gerade einmal 14 war, entschloss sie sich ihre Großmutter zu berauben, da ihr das Geld illegale Substanzen zu kaufen ausgegangen war. In den darauffolgenden Jahren hatte sie sehr viele Männer an ihrer Seite, da sie auf der ständigen Suche nach Liebe und Zuneigung war, welche sie als Kind so vermisste. Ihre Beziehung mit Gregor, dem Tischler, schien anfangs eine so glückliche und ausgewogene Beziehung zu sein, doch der Schein trügte. Gregor weckte in Martha einen Masochismus, welcher der Beziehung zur Last fiel. Martha verlor daraufhin ihre Arbeit als Krankenpflegerin, da ihr Umgang mit den Kranken ausartete. Der Wille sich

verändern zu wollen, um von einer glücklichen Zukunft träumen zu können, war ihr ständiger Begleiter. Als sie sich entschied ihren Heimatsort Köln zu verlassen, war ihr klar, dass ihr Wille und Ausdauer auf die Probe gestellt würde. Die Einsamkeit war nicht lange Teil ihres Lebens, denn schon bald lernte sie auf dem Jakobsweg in Spanien ein junges Paar kennen, mit denen sie die Reise von nun an fortsetzte. Zusammen besuchten sie Festivals jeglicher Art, bei denen sie, geprägt von ihrer durch Drogen resultierenden Offenheit, jedes Mal ein im Publikum gefundenes oder gestohlenes Objekt mitbrachte. Ihr ging es zu der Zeit sehr gut, denn sie schaffte es sich und ihre Emotionen in Griff zu haben. Alles war anders als noch einige Jahre zuvor, als ihr Leben vom Vandalismus geprägt war. Sie kam in Einklang mit der Natur, fing an Yoga zu praktizieren, und als sie nach einem geschätzten Jahr wieder nach Hause zurückkehrte, wollte sie alles versuchen um ihre Freiheit und ihre Naturverbundenheit zu bewahren. Bei einem Töpferkurs lernte sie schließlich Paul kennen, ein freischaffender Künstler und Musiker aus wohlem Hause, der ihr all die Liebe gab, von der sie so lange geträumt hatte.